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Data aggiornamento: 2010/12/22
Domanda concisa
Considerando le varie accezioni del termine wilayah, qual è il suo vero significato?
Domanda
Considerando le varie accezioni del termine wilayah, qual è il suo vero significato?
Risposta concisa

Wilayah proviene dalla radice “waw-lam-ya” e assume vari significati; tra questi, quello che ci interessa è “la tutela e l’amministrazione delle questioni affidate al mawla, il quale esercita un certo tipo di dominio su di esse”. Il significato tecnico invece è: la tutela di un individuo perfetto sugli altri, in varie questioni, personali e sociali, religiose e materiali, le loro intenzioni esteriori e interiori, e inoltre il dominio legislatore e cosmologico affinché li guidi verso la beatitudine finale in questo mondo e nell’altro e sia un intermediario della grazia divina.

Le condizioni di un tale rango sono l’infallibilità, la purità interiore, la conoscenza e il legame col mondo occulto, una vasta preparazione e l’accettazione delle critiche altrui, e il risultato sarà essere l’ultima prova (dopo di cui non ci sono scusanti) per gli altri ed essere testimoni nel Giorno del Giudizio delle loro azioni esteriori e interiori. Dal punto di vista sciita, solo colui che riceve questa wilayah da parte di Dio, oppure viene incaricato da questo stesso individuo, può essere Imam, altrimenti è un usurpatore, infatti finché esiste la persona migliore, la wilayah non può essere affidata ad altri.

Risposta dettagliata

Il termine wilayah e mawla derivano dalla radice “waw-lam-ya” e possiedono vari significati: padrone, servo, chi libera uno schiavo, lo schiavo liberato, compagno, cugino, vicino, alleato, figlio, zio, sovrano, aiutante, benefattore, chi si stabilisce in un luogo, socio, figlio della sorella, colui che ama, seguace, genero, colui che è più degno di usufruire dei beni di un altro del proprietario stesso[1].

Il significato tecnico di wilayah invece è il dominio e la sovranità di usufruire e intervenire nelle questioni degli altri individui in varie dimensioni, senza che sia negato a questi ultimi il diritto di scegliere e possedere.

L’imamato di un Imam sulla società islamica è la manifestazione e l’attuazione di questa wilayah sulle questioni sociali e politiche della società e la guida degli esseri umani verso una società islamica e la risposta alle loro necessità religiose e giudiziarie. Se gli individui rispettano questa wilayah, ne accettano la guida, seguono il suo esempio, otterranno la beatitudine, l’agiatezza e la pace, spirituali e materiali. Se invece non saranno obbedienti e si rivolgeranno ad altri, non avranno agito se non a proprio danno. Quando invece egli (cioè l’imam), sia che essi lo sappiano o no, lo considerino il proprio punto di riferimento nelle questioni politiche, giuridiche, religiose ed etiche o non lo considerino, si rivolgano a lui o non lo facciano, sarà comunque testimone e sovrano su tutti gli esseri umani, sciiti e non, musulmani e non. È consapevole della condizione esteriore e interiore di tutti ed è in grado di disporne. Inoltre può intervenire nelle questioni cosmologiche e per esempio trasformare un mattone in oro, donare la vita a cose inanimate, guarire malattie incurabili, risolvere problemi difficili e liberare dalle difficoltà coloro che si rivolgono a lui; tuttavia non fa uso improprio di queste sue facoltà. Non è quindi corretto considerare il termine wilayah, utilizzato dai ricercatori sciiti, un sinonimo di imamato, infatti la wilayah è la condizione più importante per l’imamato, fin quando c’è il wali, nessuno ha il diritto di essere la guida dei musulmani, occuparsi delle loro questioni religiose e materiali e indirizzarli verso i propri scopi e intenzioni. È un principio razionale e ovvio che fino a quando c’è un individuo più completo e migliore, gli altri non possono arrogarsi questo diritto, salvo che non sia il wali stesso a concederglielo - come il wali al-faqih durante l’occultazione del dodicesimo Imam (Aj) – ed egli, sotto la supervisione del wali, amministri le questioni dei musulmani nei limiti che gli sono stati concessi, non oltre. È per questo che la wilayah divina, attribuita agli Imam Infallibili (A) e al nobile Profeta (S), è in realtà il ruolo di vicereggente (khalifah) di Iddio, scopo della creazione dell’essere umano, motivo per cui gli angeli gli si prosternarono. Se questo wali non ci fosse, la terra inghiottirebbe i propri abitanti[2].

Invece quella wilayah o tutela che viene affidata agli altri è solo il diritto di amministrare le questioni del tutelato, nei limiti concessi dal Legislatore, per esempio la wilayah di un padre sul proprio figlio non è comparabile con la wilayah del governatore religioso sulle questioni sociali e religiose dei musulmani, infatti i poteri e le condizioni di queste due wilayah sono diversi.

Si potrebbe dire che la wilayah di Iddio, del Profeta (S) e dell’Imam (A) sugli altri è reale ed è fondata sulla loro idoneità essenziale, invece la wilayah degli altri è convenzionale e condizionata dalla legislazione del Legislatore. Inoltre l’attuazione della wilayah del Profeta (S) e dell’Imam (A) nella società è condizionata dall’obbedienza e dalla sottomissione degli individui ai loro ordini e divieti, e dal fatto che la gente si consulti con loro e accetti i loro decreti, altrimenti la loro wilayah non potrebbe manifestarsi ed essere applicata all’interno della società.

Dal punto di vista sciita, è obbligatorio per tutti conoscere il Wali e obbedire ai suoi ordini, divieti, giudizi e decreti e chiunque non si sottometta, in realtà non accetta i principi dell’Unicità divina e della Profezia; in altre parole, accettare l’esistenza di Iddio, la Sua unicità e la Sua giustizia vuol dire accettare anche la Profezia e, accettando queste due, è necessario accettare anche la wilayah del wali. Ciò è deducibile dal terzo versetto della sura al-Maida (5), che mette sullo stesso livello presentare il wali e diffondere i principi della Profezia e dell’Unicità divina, e dal versetto 59 della sura al-Nisa (4) che sostiene che l’obbedienza agli Ulu al-Amr (cioè gli Imam) si trova nell’ordine longitudinale con l’obbedienza a Iddio e al Profeta (S), e dall’hadìth al-Thaqalayn che considera la 'itrah (cioè la Famiglia del Profeta –A-) allo stesso livello del Corano[3], e trova inoltre conferma nell’hadìth del Profeta (S): “Chiunque muoia e non conosca l’Imam del proprio tempo, è morto come se fosse nell’epoca dell’ignoranza (jahiliyyah)”[4].

Invece, accettare la wilayah da parte degli altri dona ordine e sicurezza alla famiglia e alla società ed eleva la condizione religiosa, culturale ed economica; inoltre, se compiuto col fine di obbedire e soddisfare Iddio, si verrà ricompensati.

Così come riportato in molti hadìth, nessuna azione o atto d’adorazione è accettato da Iddio se non si riconosce la wilayah del Suo Wali. Per esempio l’imam Ridha (A) tramandò dai suoi avi questo hadìth qudsi[5] famoso e inconfutabile: “La frase ‘La Ilaha illallah’ è la Mia (Allah) solida fortezza, chiunque vi entri sarà immune dalla mia punizione”, quindi aggiunse, “se metterà in pratica le sue condizioni, ed io (cioè la mia wilayah) sono una di quelle condizioni”[6].

In un altro hadìth l’imam Baqir (A) disse: “L’Islam si fonda su cinque pilastri: la preghiera, la zakah, il digiuno, l’hajj e la wilayah, e nessun pilastro è saldo come quello della wilayah[7], infatti “la wilayah è il pilastro chiave della religione e l’Imam è la guida della religione”[8].

È necessario prestare attenzione al fatto che il cammino dell’essere umano verso Iddio e l’acquisizione del ruolo di Suo vicereggente (khalifah), è un percorso infinito, con più livelli molti ampi, però in ogni epoca esiste solo un individuo al livello più alto, senza che nessuno lo possa eguagliare, ed egli esercita la wilayah sugli altri, pur essendo essi vicini al suo livello. Per esempio al tempo del nobile Messaggero (S) nessuno, nemmeno l’imam Alì (A) e la nobile Fatima (A) erano al suo livello, e tutti, anche loro due, erano subordinati alla sua wilayah. Allo stesso modo, al tempo dell’imam Alì (A), dopo la morte del nobile Messaggero (S), l’imam Hasan e l’imam Husayn (A) erano subordinati alla wilayah del loro nobile padre, come ogni altro Imam (A) quando il proprio padre o nonno era ancora in vita o come l’imam Husayn (S), che quando il suo nobile fratello era ancora in vita, era subordinato alla sua wilayah e imamato. Infatti l’imam Husayn (A), dopo il martirio del fratello, rispettò il patto da lui stretto con Muawiyyah fino alla morte di quest’ultimo ed evitò lo scontro diretto con lui. Anche oggi esiste solo una persona al livello più alto e la wilayah totale divina su tutti gli esseri umani appartiene solo a lui, sia che gli altri gli prestino attenzione o no, siano certi della sua supervisione o no, ed egli, secondo lo sciismo duodecimano, non è altri che Hujjat Ibn al-Hasan al-'Askari (Aj).

D’altra parte – poiché questo sentiero è infinito e lo scopo della creazione di tutta l’umanità si trova in esso, come dice il sacro Corano “Apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo”[9] – gli altri individui, se vogliono raggiungere i livelli più alti di questo sentiero non hanno altra scelta che accettare la wilayah del Wali di Iddio e seguirlo, affinché possano attraversare gli stadi della perfezione umana e raggiungere la perfezione[10].

Coloro che diventarono musulmani per aspirare al governo islamico, cercarono di interpretare i versetti e gli hadìth, che dimostrano il diritto dell’imam Alì (A) all’investitura di Imam e Wali della gente, in modo che gli altri ne deducessero un significato inconciliabile a quello veramente inteso da Iddio e dal Suo Messaggero (S).

Per questo interpretano la parola wilayah e wali nei versetti “In verità i vostri wali sono …”[11], “O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorità”[12], e nell’hadìth famoso di Ghadir “Colui di cui io sono il mawla, Alì è il suo mawla”, col significato di “amico” e “aiutante”. Quando invece questi significati non sono compatibili con lo stile dei versetti (l’utilizzo della parola “innama”, che significa “[loro] soltanto” e il fatto di considerare l’obbedienza a loro allo stesso livello di quella a Dio e al Profeta), il loro contesto e gli hadìth che li commentano. Inoltre non si spiegherebbe la presenza di tutti quei pellegrini nel deserto di Ghadir Khum, far loro ammettere l’unicità divina e la Profezia, il patto dei musulmani con l’imam Alì (A), con l’amicizia generale tra tutti i musulmani (nel senso che i musulmani devono essere amici e alleati fra loro, senza che sia necessario sottolinearlo nel caso dell’imam Alì). Inoltre lo stesso imam Alì e gli altri Imam (A) e molti poeti tra i compagni del Profeta (S) hanno ripetutamente fatto riferimento a questi versetti e hadìth riguardo alla wilayah dell’imam Alì (A), contestando gli usurpatori.

Di conseguenza,  anche se questi significati devianti sono conciliabili col significato letterale di wali, non lo sono però con il contesto dei versetti e hadìth, e una mente onesta, alla ricerca della verità, non li accetterebbe, considerando questi versetti e hadìth prove indiscutibili dell’investitura dell’imam Alì (A) a successore immediato del Messaggero di Dio (S).

È degno di nota che l’imamato e la wilayah degli altri Imam (A) sono dimostrabili attraverso gli hadìth del Profeta (S), il fatto che ogni Imam (A) abbia presentato l’Imam (A) suo successore e la presenza dei segni della wilayah (miracoli, la facoltà di poter intervenire nelle questioni dell’universo, la conoscenza delle intenzioni interiori degli individui, la conoscenza dell’occulto e l’infallibilità).

 

Fonti:

  1. AA. VV., Ma'aref-e Eslami, vv. 1-2, parte riguardante l’imamato.

  2. Javadi Amoli Abdollah, 'Eid-e Velayat, pp. 61-70.

  3. Javadi Amoli Abdollah, Velayat dar Qor’an.

  4. Javadi Amoli Abdollah, Velayat-e Alavi, pp. 28-55 e 117.

  5. Halabi Taqi al-Din Abussalah, pp. 127-133.

  6. Sa'idimehr Mohammad, Kalam-e Eslami, vol. 2, pp. 130-200.

  7. Motahhari Morteza, Emamat va Rahbari, pp. 43-95, 161-169.

  8. Motahhari Morteza, Ensan-e Kamel.

  9. Hadavi Tehrani Mahdi, Velayat va Dyanat, pp. 64-66.

[1] Firuz Abadi, al-Qamus al-Muhit; Sa'idimehr Mohammad, Kalam-e Eslami, vol. 2, pag. 168.

[2] Motahhari Morteza, Emamat va rahbari, pp. 46-76.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] Hadìth in cui un Profeta o Imam (A) tramanda la parola divina.

[6] Bihar al-Anwar, vol. 3, pag. 8.

[7] Ivi, vol. 65, pp. 329-333.

[8] Javadi Amoli Abdollah, 'Eid-e Velayat, pp. 62-64.

[9] Sacro Corano 2:156; 84:6.

[10] Cfr.: domande 314 e 315; Motahhari Morteza, Ensan-e Kamel.

[11] Sacro Corano 5:55.

[12] Sacro Corano 4:59.

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