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Data aggiornamento: 2012/01/19
Domanda concisa
Uno degli attributi neganti di Iddio è che Egli non può essere percepito coi sensi, tuttavia in un versetto del Corano è riportato che il profeta Mosè (A) sentì la voce di Dio.
Domanda
In teologia uno degli attributi neganti di Iddio è che Egli non può essere percepito coi cinque sensi, cioè egli non può essere visto, odorato, toccato, ecc., tuttavia in un versetto del Corano è riportato che il profeta Mosè (A) sentì la voce di Dio ed Egli gli parlò in modo diretto. Qual è la vostra opinione in merito?
Risposta concisa

Questa domanda può essere esaminata secondo varie teorie: la teoria della creazione del suono, la contemplazione di una delle creature luminose di Dio e la teoria della manifestazione. In base alla teoria della manifestazione, anche se Iddio prima di manifestarsi è al di sopra di qualsiasi attributo, in seguito, nel momento della manifestazione, si svela in vari livelli tra cui nello specchio delle cose tangibili. Per approfondimenti, consultare la risposta dettagliata.

Risposta dettagliata

A questa domanda, apparentemente semplice, ma molto importante e fondamentale, si può rispondere con vari criteri.

Prima di tutto, in base alla teologia, Iddio certamente non può essere visto, udito, ecc., perciò il fatto che Egli abbia parlato con il profeta Mosè (A), costui abbia sentito la Sua voce e Iddio gli abbia detto: “In verità Io sono il tuo Signore”[1], necessita di una spiegazione. Per esempio affermando che Iddio, privo di attributi tangibili, ha creato una creatura, come molte altre Sue creature tangibili, chiamato suono e parola che è il risultato del movimento delle onde nell’aria e il cui effetto sono le parole che Mosè (A) ha sentito; cioè egli non ha sentito la voce di Dio, poiché Egli è al di sopra della qualità del parlare, ma ha solo visto o sentito una Sua creatura: è come se noi sentissimo una voce registrata che siamo sicuri porti il messaggio di un ente privo di voce o immateriale.

Come si può notare, questa spiegazione è diversa dal tono dei versetti e dalla percezione diretta che Mosè (A) ebbe della realtà del parlare di Dio, ma è solo una spiegazione semplice attraverso cui si è cercato di giustificare la critica avanzata. Essa, pur non essendo sbagliata, omette molti dettagli e realtà.

Un’altra risposta è che Mosè (A) non ha sentito la voce di Dio, ma quella di una delle luci sacre divine, oppure ha visto la luce di questa creatura manifestatasi sul monte Tur ed è svenuto, e questo essere non era Dio ma un suo rappresentante. Come si può notare, con questa spiegazione dobbiamo accettare che questo essere non era Dio affinché non sia teologicamente sbagliato attribuirgli voce, luce, ecc. Affinché questa risposta possa essere considerata corretta sarebbe necessario accettare una forma di unicità tra questa creatura (secondo la teoria sopraccitata) e Dio, infatti chi ha parlato con Mosè (A) ha chiaramente dichiarato di essere Dio e non una creatura (anche se avesse fatto una tale dichiarazione con il Suo permesso)[2]. Inoltre Mosè (A) era certo di parlare con Dio, e il Corano afferma chiaramente che fu Iddio a parlare con lui.

In alcuni hadìth sciiti si accenna al fatto che ciò che si è manifestato a Mosè (A) nuovamente nel momento del convegno con Dio, era la luce di uno dei Cherubini[3] e non Dio. Ciò può essere valido, con un'altra spiegazione, anche per quello che riguarda la contemplazione uditiva o il parlare di Dio; se però usiamo questa risposta, anche se corretta, per ribattere a questa domanda, in modo che s'insista sul fatto che questa manifestazione di Dio era altro rispetto a Dio stesso, sarebbe inconciliabile con il chiaro significato dei versetti coranici, dove si attribuisce espressamente il parlare di Dio con Mosè (A) a Dio stesso. Se però consideriamo che vi sia una certa unicità, come spiegata nella gnosi islamica, tra Dio e questa creatura, allora questo è un altro discorso.

Pertanto in base alle teorie sopraccitate la domanda principale, cioè: com'è possibile credere che Dio possa parlare o la Sua luce essere contemplata, oppure credere che sia stata esaudita la successiva richiesta di Mosè (A) di contemplare la Sua bellezza, dopo averne sentita la voce[4], e allo stesso tempo accettare che Iddio è al di sopra di queste caratteristiche? In altre parole, come si può allo stesso tempo affermare che Mosè (A) non ha sbagliato nell’attribuire la sua contemplazione, cioè ha davvero parlato con Iddio, e sostenere che Iddio è completamente privo di questi attributi?

Accettare la teoria che Iddio abbia semplicemente creato un suono non è impossibile, ma la domanda è quale caratteristica aveva questo suono che Iddio lo attribuisce a Se stesso. Il legame tra questo suono e Dio deve necessariamente essere come quello di un riflesso o manifestazione di Dio e Dio; non si può considerarlo completamente separato da Dio. Altrimenti ciò che il Corano afferma, che sicuramente è stato Iddio a parlare in modo diretto con Mosè (A)[5], dev’essere considerato figurativo e Iddio l’Altissimo è al di sopra di ciò.

Questa introduzione era necessaria per citare la teoria particolare degli gnostici al riguardo e cercare di comprenderla in modo abbastanza preciso.

Secondo questa teoria in generale l’universo è una manifestazione di Dio e Iddio si è manifestato nella Sua creazione. Tali manifestazioni a loro volta possiedono diversi livelli, che essenzialmente comprendono la manifestazione dell’Essenza, degli attributi e degli atti divini. D’altra parte l’individuo miscredente, ignorante e che nega Iddio, non solo ciò che vede dell’apparenza dell’universo lo considera altro che Dio, ma gli sono anche celati i livelli esoterici delle manifestazioni divine. Al contrario, lo gnostico contempla la manifestazione divina in tutti i livelli dell’universo.

Secondo questa teoria le differenti opinioni concernenti il fatto se si possa sentire la voce di Dio o no, dipende dal punto di vista gnostico o non gnostico con cui si considera la domanda. In altre parole, l’essere umano che non si è annichilito ed è ancora prigioniero del suo egocentrismo e l’individuo che si è annichilito, possiedono due visioni diverse dell’universo (infatti a Mosè (A) fu ordinato di abbandonare i suoi legami affinché gli fosse concesso il convegno con Dio)[6].

Un individuo se presta attenzione solo a se stesso e anche nel mondo esterno adora altri che Dio, non può vedere Dio; se invece non vede se stesso e abbandona l’adorazione di altri che Dio, proporzionalmente potrà contemplare alcuni livelli delle manifestazioni divine in se stesso e nell’universo. Perciò vige sempre questa legge che dove c’è altri che Dio, Dio non c’è e dove c’è Dio, non c’è altro, e questa legge può essere applicata anche alle cose tangibili, cioè se a un livello non c’é altro che Dio, perfino le cose tangibili possono diventare manifestazioni di Dio, così come Mosè (A) che, dopo essersi realizzato in lui lo stato di svelamento o rivelazione, sentì la frase “in verità Io sono il tuo Signore” dall’albero e non ebbe dubbio alcuno riguardo alla sua contemplazione.

È necessario prestare attenzione al fatto che non vedere e non adorare altri che Dio e vedere solo Dio non è una congettura, ma è uno stato e un rango esistenziale, uno svelamento divino che necessita di numerosi preliminari pratici. L’imam Alì (A) raggiunse il più alto grado di questo rango, infatti egli disse che qualsiasi cosa guardasse, vedeva Dio[7].

Pertanto il livello di monoteismo o politeismo, della capacità di considerare Iddio al di sopra degli attributi delle creature o di confrontarlo con esse, dipende da questo principio gnostico, sia nei mondi occulti che in quelli palesi; se altri che Dio non c’è, Iddio si manifesta, ma se c’è, Iddio rimane celato, ed è in base a questo principio gnostico che il Corano dice: “Egli è il Primo e l'Ultimo, il Palese e l'Occulto ...”[8].

Il profeta Mosè (A) sul suo sentiero raggiunse uno stadio in cui gli fu esposto lo svelamento divino e da un albero contemplò una luce divina e la voce divina: questi sono livelli della manifestazione di Dio. Tuttavia poiché non aveva raggiunto lo stadio dell’annichilimento nell’Essenza di Dio e la sua stessa esistenza non si era ancora annichilita, non poté reggere la manifestazione dell’Essenza divina, mentre il profeta Muhammad (S) raggiunse questo stadio, poiché era giunto a siffatto livello di annichilimento.

Perciò anche se Iddio nello stadio precedente la manifestazione è al di sopra di qualsiasi attributo, in questo stadio può manifestarsi in vari livelli, tra cui nello specchio delle cose tangibili. Il confronto con il riflesso nello specchio è dovuto al fatto che esso da una parte non esiste ma da un’altra sì: cioè in se stesso non esiste, ma considerando l’immagine che riflette, esiste. Similmente, la manifestazione di Dio non è né Dio né altri che Dio poiché manifesta Iddio, e ciò può essere contemplato solo dallo gnostico, colui che ha abbandonato l’attenzione verso altri che Dio in se stesso e nell’universo, e i suoi occhi e le sue orecchie non percepiscono altri che Dio. Iddio riguardo a questi Suoi servi dice in un hadìth qudsi (che viene attribuito direttamente a Lui): “L’occhio che vede che Io ci sono e l’orecchio che sente che Io ci sono”[9].



[1]

"إِنِّی أَنَا رَبُّکَ".

Sacro Corano 20:12.

[2] Ibidem.

[3]

"[بصائر الدرجات‏] أَحْمَدُ بْنُ مُحَمَّدٍ السَّیَّارِیُّ عَنْ عُبَیْدِ بْنِ أَبِی عَبْدِ اللَّهِ الْفَارِسِیِّ وَ غَیْرِهِ رَفَعُوهُ إِلَى أَبِی عَبْدِ اللَّهِ عَلَیْهِ السَّلَامُ قَالَ إِنَّ الْکَرُوبِیِّینَ قَوْمٌ مِنْ شِیعَتِنَا مِنَ الْخَلْقِ الْأَوَّلِ جَعَلَهُمُ اللَّهُ خَلْفَ الْعَرْشِ لَوْ قُسِمَ نُورُ وَاحِدٍ مِنْهُمْ عَلَى أَهْلِ الْأَرْضِ لَکَفَاهُمْ ثُمَّ قَالَ إِنَّ مُوسَى عَلَیْهِ السَّلَامُ لَمَّا أَنْ سَأَلَ رَبَّهُ مَا سَأَلَ أَمَرَ وَاحِداً مِنَ الْکَرُوبِیِّینَ فَتَجَلَّى لِلْجَبَلِ فَجَعَلَهُ دَکّاً".

Allamah Majlesi, Bihar al-Anwar, vol. 13, pag. 224, Mu'assisat al-Wafa', Beirut.

[4]

"وَ لَمَّا جاءَ مُوسى‏ لِمیقاتِنا وَ کَلَّمَهُ رَبُّهُ قالَ رَبِّ أَرِنی‏ أَنْظُرْ إِلَیْکَ".

“E quando Mosè venne al Nostro luogo di convegno, e il suo Signore gli ebbe parlato, disse: «O Signor mio, mostraTi a me, affinché io Ti guardi»”, Sacro Corano 7:143.

[5]

"و کلم الله موسی تکلیما".

“…e Allah parlò direttamente a Mosè”, Sacro Corano 4:164.

 

[6]

"فَاخْلَعْ نَعْلَیْکَ إِنَّکَ بِالْوادِ الْمُقَدَّسِ طُوىً".

“... Levati i sandali, ché sei nella valle santa di Tuwa”, sacro Corano 20:12. La frase “levati i sandali” è stata interpretata negli hadìth come l’abbandono dei legami.

[7]

"مَا نَظَرْتُ إلَی‌ شَیْءٍ إلَّا وَ رَأَیْتُ اللَهَ قَبْلَهُ وَ بَعْدَهُ وَ مَعَهُ".

[8] Sacro Corano 57:3.

[9]

"إِذَا أَحْبَبْتُهُ کُنْتُ سَمْعَهُ الَّذِی یَسْمَعُ بِهِ وَ بَصَرَهُ الَّذِی یُبْصِرُ بِهِ".

Kulayni, al-Kafi, vol. 2, pag. 352, Dar al-kutub al-islamiyyah.

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