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Data aggiornamento: 2012/05/17
Domanda concisa
Il nome di uno dei profeti era Isra'il? Che cosa aveva vietato a se stesso?
Domanda
Il nome di uno dei profeti era Isra'il? Che cosa aveva vietato a se stesso?
Risposta concisa

Isra'il è il nome del nobile Giacobbe, uno dei profeti divini. Egli, per vari motivi, aveva vietato a se stesso il latte e la carne di cammello.

Nel versetto novantatré della sura Ali 'Imran (III) Iddio dice:

"كُلُّ الطَّعامِ كانَ حِلاًّ لِبَنِي إِسْرائِيلَ إِلاَّ ما حَرَّمَ إِسْرائِيلُ عَلى‏ نَفْسِهِ مِنْ قَبْلِ أَنْ تُنَزَّلَ التَّوْراةُ قُلْ فَأْتُوا بِالتَّوْراةِ فَاتْلُوها إِنْ كُنْتُمْ صادِقِينَ"

Ogni cibo era permesso ai figli di Israele, eccetto quello che Isra'il stesso si era vietato, prima che fosse stata fatta scendere la Torah. Di': «Portate dunque la Torah e recitatela, se siete veridici».

Alcuni esegeti al riguardo hanno detto:

In questo versetto si fa riferimento alle cose che nella Torah furono vietate ai figli d’Israele per punirli della loro disobbedienza. Essi però affermavano che il motivo del divieto non era quello, bensì era dovuto al fatto che il loro antenato Isra'il, ovvero Giacobbe, si era vietato tali cose e quindi rimanevano proibite anche per i suoi figli. Invece Iddio, in questo nobile versetto, confuta l’affermazione dei giudei in merito al divieto di alcuni cibi come il latte e la carne di cammello. Infatti dice che, in principio, prima della discesa della Torah, tutti i cibi erano leciti ai figli d’Israele, compreso il latte e la carne di cammello. Giacobbe se li era vietati prima della rivelazione della Torah perché a lui dannosi, oppure per un voto che aveva fatto. Tuttavia alcuni suoi seguaci interpretarono questo fatto erroneamente e credettero fosse un divieto divino. Il versetto citato chiarisce che l’attribuzione di ciò a Dio è un’accusa infondata, e che Iddio non ha vietato nessuno dei cibi puri ai figli d’Israele, prima della rivelazione della Torah. In seguito alla rivelazione della Torah, invece, giacché si erano comportati male con Mosè, Iddio l’Altissimo li castigò vietando loro alcuni cibi[1].

 

 


[1] Abolfazl Davarpanah, Anwar al-'Irfan fi Tafsir al-Qur'an, vol. 6, pp. 228 e 229, Entesharat-e Sadr, Teheran, 1996.

 

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