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Data aggiornamento: 2011/08/10
Domanda concisa
Com’è considerato il ritirarsi completamente dalla vita sociale e rifugiarsi in un luogo isolato?
Domanda
In condizioni in cui i deviati sono presenti in ogni angolo della società, la presenza della persona in essa porta alla paura di essere contaminata dal peccato; in questo caso com’è considerato il ritirarsi completamente dalla vita sociale e rifugiarsi in un luogo isolato lontano dalla società?
Risposta concisa

L’isolamento può essere completo e perpetuo o incompleto e occasionale.

L’isolamento completo e perpetuo non è permesso per alcuni motivi:

1.     È contrario alla tradizione e al piano divino, che prevede che l’essere umano con la propria volontà e la possibilità di scegliere, tra la Retta via e la deviazione, raggiunga la perfezione.

2.     È stato vietato dalle religioni divine ed è un cambiamento introdotto da alcuni. Infatti nessuno dei Profeti divini né dei loro successori (A) si isolava completamente dalla società.

3.     Questo tipo di isolamento, con qualsiasi fine sia fatto, è incompatibile con gli insegnamenti religiosi e umani, come rispettare i diritti dei credenti, comportarsi bene con i proprio genitori, visitare i propri fratelli di fede, esaudire le necessità dei credenti, rappacificare le persone, ecc.

4.     Non esiste contrasto tra il rispetto delle norme e leggi religiose, e la vita sociale. L’essere umano sarà in grado di rispettare queste norme vivendo in società, offrendo servigi alla gente, anche se alcuni come lei pensano che i deviati siano presenti in ogni angolo della società…Dal punto di vista islamico, in questa situazione, la responsabilità dei credenti per ripulire la società e impegnarsi al servizio della comunità, sarà maggiore.

Risposta dettagliata

In questo contesto per isolarsi intendiamo ritirarsi dalla società e isolare se stessi da essa[1], ed è di due tipi:

  1. Isolamento completo e perpetuo.

  2. Isolamento incompleto e occasionale.

Il primo tipo non è permesso, invece isolarsi dalla gente per un tempo limitato al fine di confidarsi e offrire la propria sottomissione a Iddio, non costituisce un problema.

Ogni profeta o suo successore ha trascorso un breve periodo lontano dalla gente[2] per dedicarsi alla preghiera, confidarsi, riflettere e recitare invocazioni.

Motivi della disapprovazione dell’isolamento del primo tipo:

1.     Un gruppo di seguaci della religione di Mosè e Gesù (A), che erano in minoranza ed erano oppressi dai governatori, per il timore di perdere la vita e la fede, s'isolarono dalla gente e si dedicarono agli atti rituali[3].

Alcuni musulmani, pensando che questo metodo fosse lodevole, scelsero di ritirarsi, ma ciò fu loro proibito dal Profeta (S). Anche dopo la sua morte, un gruppo di musulmani, denominati sufi, preferirono l’isolamento, ponendo anche delle norme al riguardo, ma ciò non fu approvato dall’Ahlal-Bayt (A)[4].

2.     I Profeti divini e i loro successori (A), anche se trascorrevano dei brevi periodi lontano dalla gente, questi erano finalizzati a una preparazione migliore e maggiore per accettare gli ordini divini e annunciarli alla gente. Perciò nessuno di loro s'isolò per sempre, ma tutti combattevano contro i governatori oppressori e condividevano le gioie e i dolori della gente.

3.     La tradizione e il piano divino inerente alla vita umana vogliono che siano presenti sia i fattori devianti sia quelli che aiutano a diventare servi di Dio, poiché la perfezione umana si raggiunge attraversandoli. L’isolamento ostacolerebbe i fattori di crescita e l’educazione dell’anima e della religione.

4.     Il Messaggero dell’Islam disse che il monachesimo della mia ummah è l’emigrazione, il jihad, la preghiera, il digiuno, l’hajj obbligatorio e quello meritorio (umrah)[5].

L’imam Sadiq (A) in una parte di un suo discorso riguardo alla religione islamica disse: “L’isolamento e il ritirarsi nei deserti, che vuol dire allontanarsi dalla gente, non esiste nell’Islam”[6].

5.     L’isolamento completo e perpetuo è incompatibile con gli insegnamenti religiosi, come rispettare i diritti dei credenti, comportarsi bene con i genitori, visitare i fratelli di fede, esaudire le necessità dei credenti, rappacificare le persone, sfamare un credente, volere il bene del credente, impegnarsi nelle questioni che riguardano i musulmani, mantenere i rapporti famigliari, ecc.[7]

In conclusione, non esiste incompatibilità tra il rispettare i costumi e le norme religiose, e la vita in società. Si possono seguire gli insegnamenti dell’isolamento dalla società e allo stesso tempo raggiungerne gli scopi, infatti la maggior parte di questi insegnamenti, salvo quello di ritirarsi dalla gente, sono: avere sempre il wudhu', recitare sempre i versetti del Corano, dormire poco, parlare poco, mangiare poco, sentirsi al cospetto di Dio, ecc.[8]; la maggior parte dei quali possono essere messi in pratica anche in una società religiosa, il cui scopo principale è il benessere della religione, spendere bene il tempo, riflettere sulla propria anima, essere sinceri nelle proprie azioni. Tutti questi fini sono raggiungibili nella vita sociale religiosa.

Inoltre essere con la gente e vivere nella società, non creano i problemi dovuti all’isolamento completo.

In breve, l’essere umano può in qualsiasi stato e con qualsiasi azione ricordare Iddio e altresì analizzare e edificare la propria anima.



[1] Cfr.: Sayyid Sharif Alì Muhammad Jurjani, Al-Ta'rifat, lettera “ghayn”; Kamal al-Din 'Abdul-Razzaq Kashani, Istilahat al-Sufiyyah, lettera “kha'”; Tafsir al-Mizan, vol. 19, pag. 173.

[2] Mi'raj al-Sa'adah, pag. 569.

[3] Tafsir al-Mizan, vol. 19, pag. 178.

[4] Cfr.: Misbah al-Hidayah, pag. 118.

[5] Cfr.: Tafsir al-Mizan, vol. 19, pag. 178.

[6] Usul al-Kafi, Kitab al-iman wa al-kufr, capitolo “Sharayi'”, vol. 1.

[7] Usul al-Kafi, Kitab al-iman wa al-kufr, Kitab al-du'a, Kitab al-mu'ashirat.

[8] Cfr.: Kimya-ye Sa'adat, vol. 1, pag. 454; Misbah al-Hidayah, pag. 117; 'Awarif al-Ma'arif, pp. 213 e 220.

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