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Data aggiornamento: 2011/05/18
Domanda concisa
Quali sono le soluzioni idonee ed efficaci per praticare appieno le proprie conoscenze?
Domanda
Tutti noi sappiamo bene quanti sapienti esistano, purtroppo però molti di loro non mettono in pratica ciò che sanno. La domanda che vi voglio porre è: “Quali sono le soluzioni idonee ed efficaci per praticare appieno le proprie conoscenze?”.
Risposta concisa

In base ai principi islamici la scienza ritenuta utile è quella da cui nascono buone azioni. Nonostante ciò, vediamo che alcuni sapienti trascurano le buone azioni; questo comportamento può essere causato da vari motivi: essi hanno imparato solamente dei concetti ma non sono dei veri sapienti; hanno calpestato il proprio sapere e hanno preferito la vita mondana a quella dell’Aldilà; non hanno utilizzato correttamente la propria perspicacia religiosa; pensano che ciò che hanno fatto fino ad un certo momento sia sufficiente; hanno dimenticato la sorveglianza di Dio e dei Suoi devoti, oppure sono talmente orgogliosi di sé da essere sicuri del perdono di Dio; sono tentati da Satana e rimandano le buone azioni al domani; sono stati sopraffatti dallo stratagemma di Dio e pensano che i vantaggi e il potere che hanno ricevuto in questo mondo è segno di approvazione divina; ecc.

Occorre pertanto cercare di contrastare questi difetti percorrendo la via del compiacimento divino attraverso il zikr (ricordo di Dio) e il tazakkur (rammentare spesso le proprie conoscenze).

In ogni caso non bisogna essere diffidenti nei confronti della gente di fede, in particolar modo i sapienti. Non è corretto pensare che non compiano nessuna buona azione, poiché è ovvio che molte buone azioni non sono visibili esteriormente e quindi gli altri non le vedono. È possibile che chi non è famoso per la propria adorazione e buone azioni, in realtà sia vicino a Dio, ma certamente coloro che peccano esplicitamente esulano da questo gruppo.

Risposta dettagliata

Prima di tutto è necessario confermare la sua preoccupazione, poiché anche gli Infallibili (A) hanno maledetto chi parla senza agire[1] paragonandolo ad un arciere senza frecce[2].

Un insieme di vari motivi è la causa del fatto che alcuni individui noti per la loro sapienza non mettono in pratica le loro conoscenze.

Alcuni di questi sono:

1.             Mancanza di una vera conoscenza – Alcuni individui che mostrano di essere sapienti, internamente sono privi di conoscenza divina e hanno imparato solo dei concetti attraverso i quali sono riusciti a farsi spazio tra la gente e ottenere incarichi importanti. Costoro, come ha tramandato Abuzar Ghaffari, non sentiranno il profumo del Paradiso[3]; è ovvio che essi, a causa della loro impura intenzione, sfruttano ogni occasione per raggiungere il proprio obiettivo principale, anche a costo di calpestare i concetti e gli insegnamenti religiosi.

2.             Preferenza della vita mondana rispetto a quella dell’Aldilà - Nella vita quotidiana incontriamo giovani che per esempio sono costretti a operare una scelta: esaudire un proprio sogno (un viaggio all’estero, il computer, una moto, ecc.) o  ricevere supporto materiale e spirituale per il matrimonio? Essi sanno che i loro genitori non mentono e che possono permettersi solo una delle due soluzioni; tuttavia il loro desiderio di un piacere momentaneo prevale e rinunciano così a dei vantaggi che li avrebbero aiutati a costruire loro futuro!

Purtroppo anche tra i sapienti vi sono individui del genere! Il Corano in merito ad uno di loro (Balam Ba’ura) dice: “Racconta loro la storia di colui cui avevamo dato Nostri segni e che li trascurò. Satana lo seguì e fu uno dei traviati. Se avessimo voluto, lo avremmo elevato grazie a questi segni; ma si aggrappò alla terra e seguì le proprie passioni”.[4]

L’attaccamento eccessivo alla vita mondana (ricchezza o fama) è uno dei pericoli maggiori che minaccia i sapienti religiosi ed essi devono cercare di combatterlo chiedendo aiuto a Dio; in caso contrario, come ci hanno raccomandato le nostre guide, dobbiamo dubitare della loro religiosità[5].

3.             Inutilizzo della perspicacia religiosa – A volte le persone, tra cui anche i sapienti, agiscono in un modo che considerano giustificato e positivo, quando in realtà è il contrario.

Iddio per descrivere questi individui dice: “Di': «Volete che vi citiamo coloro le cui opere sono più inutili, coloro il cui sforzo in questa vita li ha sviati, mentre credevano di fare il bene?»”[6], questo loro credo li accompagnerà fino al momento della morte, quando diranno agli angeli: «Non commettemmo male alcuno»”[7].

La causa di questi sbagli è Satana che cerca di far cadere in errore e mostrare positivamente ciò che è negativo[8]; costoro non riescono ad utilizzare la propria perspicacia religiosa in modo completo e discernere quindi il giusto dal falso. In altre parole, quando si tratta di riconoscere la strada giusta sono come ciechi[9] e nonostante la propria perspicacia, non la utilizzano e vengono deviati[10].

4.             Pensare che le azioni già compiute siano sufficienti – Alcuni hanno registrato buone azioni, come il jihad, la zakat, il pellegrinaggio, ecc., nel proprio “fascicolo delle azioni” e Satana li tenta inducendoli a credere che ciò che hanno fatto fino a tale momento sia sufficiente per la loro beatitudine! In realtà l’essere umano non deve mai sentirsi completo e trascurare le proprie azioni, poiché è possibile che, in questo caso, le sue azioni passate siano cancellate[11].

5.             Dimenticare la sorveglianza di Dio e dei Suoi devoti – Gli esseri umani, quando sanno di essere controllati a vista, commettono meno errori. Se invece questa vigilanza avviene di nascosto e il vigilante non è visibile, essi si sentono più sicuri e più liberi di commettere reati! Per questo motivo gli autisti, nonostante conoscano bene il codice stradale, cercano di rispettare le norme in presenza della polizia, mentre nelle autostrade e negli incroci dove sono installati gli autovelox, non si preoccupano più di tanto. Il fatto che non vedono la polizia, li porta ad essere negligenti, e non la mancanza di sorveglianza!

Quindi se noi non vediamo la presenza di Dio e dei Suoi devoti con l’occhio materiale, diventiamo negligenti e compiamo peccati. Per questo motivo Iddio ci ha ricordato decine e centinaia di volte la sua presenza e vigilanza[12]. Noi dobbiamo cercare di imprimere tale sorveglianza nella nostra mente per cercare di sbagliare il meno possibile.

6.             Speranza nel perdono di Dio – Alcuni credenti non dubitano della presenza e vigilanza di Dio, però valutano la grazia di Dio e la speranza nel perdono dei propri peccati in un modo tale da agire inadeguatamente rispetto alle proprie conoscenze!

L’imam Sadiq (A) in merito a questi individui disse: “Se sei a conoscenza del fatto che Iddio ti vede, e nonostante ciò, ti astieni dal compiere atti riprovevoli presso gli altri, ma di fronte a Lui commetti peccato, è come se avessi considerato Iddio il sorvegliante più insignificante!”[13]. Tuttavia in una supplica attendibile leggiamo che ci si giustifica in questo modo: “O Dio! Il motivo del mio peccato non è che Ti considero il più insignificante dei sorveglianti, bensì è perché so che Tu nascondi il mio peccato e hai pazienza, non affretti la mia pena e …”.[14]

7.             Rinvio – In base alla promessa divina di concedere il perdono ai Propri servi, una delle tentazioni di Satana è il far credere che sia rimasto del tempo per pentirsi e compiere buone azioni, e in questo modo la gente ritardando di giorno in giorno, rinvia la pratica delle azioni positive. I credenti devono considerare che: primo, il pentimento sul punto di morte è inutile[15]; secondo, la propria morte non è prevedibile e può arrivare in qualsiasi momento![16] Considerando questi due punti, non bisogna trascurare le buone azioni e nemmeno rinviarle.

8.             Stratagemma divino - Alcuni considerano i beni ricevuti da Dio in questo mondo e il proprio progresso mondano, segni del compiacimento divino e di un’attenzione particolare da parte Sua. Questa supposizione in molti casi può essere corretta[17], ma bisogna anche considerare che se le proprie grazie aumentano senza aver compiuto buone azioni, è possibile che questo benessere sia segno dello stratagemma divino e porti a una brutta fine[18].

Quelli citati erano i motivi che spingono l’essere umano a non praticare nonostante sia sapiente, e che devono essere evitati.

Considerando che solamente con le buone azioni ci si può avvicinare a Dio[19], il miglior metodo per utilizzare la propria conoscenza è di ricordare Allah[20] e rammentare; cioè ricordare sempre Iddio e rammentare a sé stessi e agli altri ciò che sappiamo[21].

Gli atti d’adorazione ripetitivi come la preghiera sono un tipo di rammento pratico che, se eseguiti con attenzione, allontanano la negligenza dall’essere umano e prevengono i mali[22].

Per concludere è doveroso ricordare che anche i sapienti religiosi, come gli altri credenti, nonostante tutto il bene che compiono, è possibile che a volte commettano qualche piccolo errore[23]. Questo però non danneggia la loro fede e quindi non bisogna essere diffidenti verso tutti i sapienti o anche i credenti normali, pensando che la maggior parte di loro non fa del bene, infatti le buone azioni non sempre sono solo quelle che si vedono e che causano la lode degli altri! Piuttosto bisogna dubitare della religiosità di coloro che cercano di mettersi in mostra e diventare famosi presentandosi come individui pii e praticanti[24]. Occorre inoltre ricordare che le buone azioni che non vengono manifestate apertamente, hanno un merito maggiore dei comuni atti d’adorazione, ed è possibile che coloro che all’apparenza sembra che non compiano del bene, in realtà occupino un rango superiore rispetto agli altri![25]

Naturalmente da questo gruppo bisogna escludere chi pecca in modo esplicito , ed è per questo che nel caso specifico  è concesso[26] parlare delle loro colpe anche se non sono personalmente presenti. È invece giusto guardare positivamente ai sapienti e a chi ha fede.



[1] Muhammad ibn al-Hasan Hurr 'Amili, Wasa'il al-Shi'ah, vol. 16, pag. 280, hadìth 21555, Mu'assese-ye Ahl al-Bayt, Qom, 1988.

[2] Ivi, vol. 7, pag. 145, hadìth 8962.

[3] Shahid al-Thani, Munyat al-Murid, pag. 142, Entesharat-e daftar-e tabliqat-e eslami, Qom, 1988.

[4] Sacro Corano, 7:175 e 176.

[5] Muhammad ibn Ya'qub Kulayni, Usul al-Kafi, vol. 1, pag. 46, hadìth 4, Dar al-kutub al-islamiyyah, Teheran, 1986.

[6] Sacro Corano, 18:103 e 104.

[7] Sacro Corano, 16:28.

[8] Sacro Corano, 16:63; 35:8; 8:48; ecc.

[9] Sacro Corano, 6:110.

[10] Sacro Corano, 29:38.

[11] Sacro Corano, 7:32 e 33; 49:2; 11:15 e 16; 33:19; 2:264; ecc.

[12] Sacro Corano, 10:61; 9:105; 14:42. Iddio, utilizzando termini diversi, ha dichiarato la

ropria sorveglianza sulle azioni umane; per esempio la parola khabir, cioè informato, nel Corano, è stata utilizzata più di quaranta volte.

[13] Mohammad Baqer Majlesi, Bihar al-Anwar, vol. 67, pag. 386, hadìth 48, Mu'assisah al-Wafa', Beirut, 1983.

[14] Ivi, vol. 95, pag. 84, parte della du'a di Abu Hamzah Thumali.

[15] Sacro Corano, 4:18; 23:99 e 100.

[16] Sacro Corano, 6:47; 7:95; 16:45; ecc.

[17] Sacro Corano, 12:101.

[18] Sacro Corano, 6:44; 7:182.

[19] Sacro Corano,18:110.

[20] Sacro Corano, 13:28.

[21] Sacro Corano, 50:45; 87:9 e 51:55.

[22] Sacro Corano, 29:45.

[23] Sacro Corano, 9:102.

[24] Wasa'il al-Shiah, vol. 1, pag. 79, hadìth 179.

[25] Ivi, vol. 16, pag. 248, hadìth 21478.

[26] Ivi, vol. 12, pag. 289, hadìth 16328.

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